Sono una mamma veneta preoccupata, arrabbiata e allibita. Da sempre mi sono chiesta come le famiglie che vivono nella Terra dei Fuochi possano rimanere ad abitare in quei posti così inquinati, dove ciò che mangi o che semplicemente respiri ti fa ammalare. Famiglie intere decimate, che vedono i propri figli morire. Perchè d’inquinamento si muore, eh. E i tumori infantili continuano ad aumentare. Mi viene da piangere.

Poi però, scopro che dove vivo io non si sta di certo meglio: nei grafici presentati dal Ministero della Salute, la Lombardia supera di gran lunga la Campania a livello di inquinamento, mentre Emilia Romagna e Veneto hanno un grado di inquinamento che è quasi uguale a quello della Terra dei Fuochi.

Per evidenziare le condizioni in cui si trova la Pianura Padana la Nasa tempo fa aveva diffuso una foto in cui si vedeva dallo spazio una nube di polveri sottili (per motivi di copyright non la posso pubblicare, ma basta cercare su google “Astropaolo Pianura Padana”). Molti i dubbi sul fatto che quella nube poteva essere solo la nebbia caratteristica della nostra zona, ma ormai non ci crede più nessuno. O meglio, una nube di nebbia inquinata, qui sono d’accordo. Una coperta di smog che ci respiriamo tutti i giorni.

Ricomincio da capo. Sono una mamma. E sono terrorizzata nel sapere che sto facendo crescere mio figlio nel posto più inquinato di tutta Europa. Lo dicono OMS e OCSE, non io. Secondo loro, nessuna città italiana in realtà si salva, e milioni di persone, soprattutto nella Pianura Padana, sono esposte a concentrazioni medie annuali di Pm10, Pm2,5, NO2 ed O3 superiori ai valori di riferimento. I principali settori che contribuiscono all’emissione di questi macroinquinanti sono quello industriale (per gli ossidi di zolfo), i trasporti marittimi (per i Nmvoc) e stradali (per gli ossidi di azoto e benzene) e quello del riscaldamento e produzione di calore (per il monossido di carbonio e polveri sottili). Prevalentemente di origine industriale l’emissione dei microinquinanti quali metalli pesanti, diossine, Pcb e Ipa.

Cioè… fanculo.

Tante parole strane e complicate, ma io penso solo ad una cosa: AIUTO. Cosa dovremmo fare? Espatriare? Non è facile mollare tutto, casa e lavoro. E non sarebbe giusto. E’ davvero l’unica soluzione? Se ne avete una più facile ed immediata ditemelo, per favore.

Vogliamo parlare poi dei pfas? Parliamone! Sostanze “perfluoroalchiliche”, usate in alcune produzioni industriali, hanno inquinato le falde acquifere coinvolgendo trecentomila residenti di 21 Comuni italiani, in un’area di 150 chilometri quadrati, nel cuore del Nord-Est, tra le province di Vicenza, Padova e Verona. Principale responsabile dell’inquinamento è considerata la Miteni, un’azienda di Trissino (Vicenza) oggi appartenente al colosso chimico Icig, che produce Pfas. L’incubo della contaminazione si è concretizzato l’anno scorso, (anche se già dal 2007 era stata rilevata presenza di PFAS in Veneto), quando alle famiglie residenti nei Comuni della cosiddetta “zona rossa”, cioè quella in cui si era riscontrata una presenza altissima di sostanze perfluorurate nell’acqua potabile, sono arrivati i risultati degli esami del sangue dei figli, richiesti dalle locali autorità sanitarie per verificare la presenza di Pfas nell’organismo. Casi in cui i valori superavano anche di 40 volte quelli consentiti per legge.

“Si ritiene che i PFAS intervengano sul sistema endocrino, compromettendo crescita e fertilità, e che siano sostanze cancerogene. Non si tratta di sostanze dagli effetti immediati: si ritiene invece che la lunga esposizione sia in relazione con l’insorgenza di tumori a reni e testicoli, lo sviluppo di malattie tiroidee, ipertensione gravidica e coliti ulcerose. Alcuni studi hanno ipotizzato una relazione tra le patologie fetali e gestazionali e la contaminazione da queste sostanze”. (fonte: Focus)

Il fanculo qui lo dico doppio. E ora piango davvero.

Come posso pensare di far vivere qui mio figlio? Mi sento in colpa, IO. Mi sento impotente. Ho paura, tanta. Ho 31 anni, e ho già avuto un cancro. La prospettiva per il futuro, nostra ma soprattutto quella dei nostri figli, dopo questi dati, come può essere accettabile?

Sono una mamma veneta preoccupata, arrabbiata e allibita. E terrorizzata.

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La Polly

Anna, 31 anni, mamma di Oliver.
Buona forchetta, da piccola volevo fare la parrucchiera, l’estetista, la disegnatrice di fumetti, la cantante, la ballerina, l’attrice, la psicologa, la velina e la scrittrice. Oggi sono impiegata contabile.
Innamorata del mondo handmade, adoro le sigle di Cristina d’Avena ma ascolto volentieri anche i Metallica. E sogno di cantare “Dancing Queen” in un musical dedicato agli Abba.
Colleziono film, serie tv, libri ed e-book. Tutti rigidamente catalogati in ordine alfabetico. Un po’ fissata con l’ordine nel pc, chiavette, hard-disk… Poi vabbè… Il letto lo faccio di tanto in tanto…
Adoro leggere, scrivere, sperimentare, azzardare, curiosare ed imparare.E sentirmi figa se poi riesco ad insegnarlo a qualcuno.
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