Sono felice che vi siate appassionate alla mia storia, e lo sono ancora di più se so che averla raccontata è stata d’aiuto per altre mamme nella mia situazione. In molte mi avete chiesto di raccontare come è stato l’incontro con Oliver dopo 2 settimane senza vederlo, e ho deciso di farlo ora che è passato un mesetto perchè prima non mi sentivo pronta.

Ero molto timorosa delle conseguenze che questo distacco avrebbe comportato su di lui, e sono sincera: le mie paure non erano infondate. Per un bimbo di 9 mesi 15 giorni senza la mamma sono tantissimi. Chi mi segue su Instagram avrà visto i miei video in cui parlavo delle mie preoccupazioni. E anche la mia emozione mezz’ora prima di vederlo. Avevo bisogno di sfogarmi con qualcuno e devo dire che ho trovato davvero tante persone che mi sono state vicino. Non credevo. Ma in una situazione del genere anche un piccolo messaggio di incoraggiamento mi ha aiutata. E i messaggi che ho ricevuto sono stati tantissimi. Vi ringrazio col cuore.

I sentimenti che ho provato prima di varcare la porta di casa di mia mamma per rivederlo sono stati tanti: emozione, felicità, timore, ansia. Mi frullavano per la testa tanti pensieri: mi riconoscerà? sarà tutto come prima? mi vuole bene come prima? Cose così insomma…

Apro la porta e lo vedo: come si fa a non piangere?? Ma dovevo stare attenta, perchè anche le lacrime erano radioattive e non potevo correre il rischio di bagnarlo… (du balle che non vi dico – manco piangere liberamente!-). Quindi l’impatto suo è stato un attimo condizionato dalla mia faccia deformata dalle mie emozioni contrastanti: sorridevo tutta storta perchè mi veniva da piangere e anche la voce usciva rotta e diversa da come lui era abituato a sentire. E io credo che questa cosa abbia contribuito a rendere le cose più difficili, perchè poverino mi guardava poco convinto. E guardava il papà, come a dire: ” ma questa? sarà mica la mia mamma? voglio quella di prima!”. E io mi sentivo morire.

Quando l’ho finalmente preso in braccio ho provato una sensazione stranissima: ero ovviamente al settimo cielo, ma mi sono resa conto che nelle due settimane precedenti avevo innalzato un muro per non soffrire e ho cercato di pensare il meno possibile a tutta questa triste faccenda, cercando di tenermi impegnata con altre cose. Sapete come si chiama? SOPRAVVIVENZA.

Quindi non aspettatevi feste e sorrisoni perchè non è stato così. Almeno la prima mezz’ora. Poi siamo tornati a casa nostra. Complice l’ambiente familiare, i nostri spazi, i nostri ricordi… tutto lentamente è tornato come prima.

La sera stessa era già come se tutto questo tempo non fosse passato. Mi guardava innamorato come prima. Mi sorrideva come prima. Giocava con me come prima.

Per un’altra settimana non avrei potuto dormire a stretto contatto con lui, quindi ho spostato il lettino di qualche metro e per la prima volta per questi sette giorni ha dormito da solo. Prima invece resisteva solo qualche ora. Un miracolo! Poi dall’ottavo giorno, come se Oliver lo sapesse, la sera, dopo qualche ora, si svegliava e tornava nel letto con me. E siamo presto ritornati alla nostra tenera abitudine di dormire mano nella mano.

Indubbiamente è stato difficile, non avrei mai immaginato di vivere una maternità così assurda. Ma la forza che mi ha dato Oliver è stata tanta. E oggi, a distanza di un mese, posso dire che non è vero che tutto è tornato come prima. E’ ancora più bello di prima. Perchè il peggio sembra passato. Ovvio che dovrò fare spesso i miei controlli. Ma sono anche più forte di prima, e per mio figlio lotterò sempre con le unghie e con i denti. Non permetterò a niente e a nessuno di portarci via il sorriso: non bisogna aspettare di essere felici per sorridere, ma sorridere per essere felici.

          

 

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Anna, 30 anni, Verona.
Mamma di Oliver.
Impiegata per lavoro, lifestyle blogger per passione.
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